Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post

giovedì 11 febbraio 2010

Le azioni del governo per contrastare la crisi


di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

mercoledì 10 febbraio 2010

Quando si parla nel dibattito pubblico della crisi economica è sempre bene ricordare che dietro i numeri e le tabelle ci sono persone e famiglie in difficoltà e che analizzare l'andamento della crisi basandosi sui dati disponibili non significa certo sminuire la sofferenza di questa gente, ma solamente dare un quadro generale di quello che succede. I lavoratori colpiti dalla crisi e le loro famiglie, oltre al necessario aiuto, non possono che avere il massimo rispetto e la massima solidarietà possibile da parte di tutti.

Detto questo, nel dibattito pubblico sull'andamento della crisi economica vanno posti alcuni punti fermi. In primis la stabilità dei conti pubblici del nostro Paese, frutto della lungimirante scelta da parte di questo governo di varare una manovra triennale nel 2008. A questo va aggiunta la recente riforma che ha previsto un assetto più rigoroso nei documenti di bilancio (la legge di Stabilità al posto della Finanziaria e la Dfp, la Decisione di finanza pubblica, al posto del Dpef). Recentemente il direttore esecutivo per l'Italia del Fmi, Arrigo Sadun, ha affermato che il nostro «non è un paese a rischio per quanto riguarda la tenuta dei conti pubblici». La crisi, ha spiegato, «è stata affrontata in una posizione di relativa forza ed è stata gestita molto bene». Per questo, ha proseguito, «sarebbe una forzatura mettere l'Italia nel novero dei paesi a rischio». Il nostro paese, ha evidenziato il rappresentante del Fmi, «ha un problema di debito pubblico che non deriva dalla crisi ma che si trascina da molto tempo». Debito pubblico che, secondo Sadun, «ha imposto una politica fiscale estremamente prudente, di cui il mercato ha riconosciuto l'efficacia».

Seconda questione: la tutela dei posti di lavoro. La disoccupazione in Italia continua a salire ma si mantiene a un livello molto più basso della media europea. A dicembre - secondo gli ultimi dati disponibili (Istat e Ocse) - il tasso dei senza lavoro ha raggiunto l'8,5% (+0,2% rispetto a novembre e +1,5% rispetto all'anno precedente). Si tratta di un dato inferiore a quello medio dell'aerea Ocse (8,8%; dato stabile su base mensile e +1,8% su base annuale) e dell'area euro (10%; +0,1% rispetto a novembre 2009 e +1,8% rispetto a dicembre del 2008).

Inoltre, secondo i dati dell'Inps sono state effettivamente utilizzate il 63% delle ore autorizzate complessivamente per la cassa integrazione nei primi 11 mesi del 2009. L'Inps ha comunicato, inoltre, che nei primi 11 mesi dell'anno sono stati effettivamente spesi per la cassa integrazione poco più di 5 miliardi di euro, circa un terzo dei 16 miliardi messi a disposizione per il 2009. Per la cassa integrazione ordinaria il «tiraggio» (ore effettivamente utilizzate su ore autorizzate) è stato del 61% rispetto al 70% dello stesso periodo del 2008 mentre per la straordinaria il consumo si è fermato al 68% contro l'86% dello stesso periodo dell'anno precedente. Sempre secondo l'Inps, le richieste di cassa integrazione a gennaio 2010 sono diminuite del 17% rispetto a dicembre mentre sono aumentate del 186,6% rispetto a gennaio 2009, quando la crisi cominciava a manifestare i suoi effetti sul sistema produttivo. Si tratta di 84,5 milioni di ore autorizzate contro i 101,8 milioni autorizzate a dicembre 2009. Guardando nel dettaglio, è scesa rispetto al mese precedente soprattutto la cassa integrazione ordinaria (quella prevista per affrontare situazioni temporanee di mercato), che ha fatto segnare un confortante -20,78% (39,5 milioni di ore a gennaio contro i 49,9 chiesti di dicembre), mentre la straordinaria è scesa del 14,83% (25,1 milioni di ore contro i 29,5 di dicembre). E' diminuita rispetto a dicembre anche la cassa in deroga (strumento non disponibile a gennaio 2009) con un -11,16% (da 22,3 milioni di ore a 19,8). Tutti questi dati ci dicono in sostanza che il sistema degli ammortizzatori sociali del nostro Paese ha raggiunto l'obiettivo più importante: salvaguardare i posti di lavoro.

Al ministero dello Sviluppo economico, inoltre, da mesi i tecnici lavorano per assicurare un buon esito ai confronti fra aziende e sindacati. Una task force attivata dal ministro Claudio Scajola per affrontare gli effetti della crisi ha gestito nel 2009 più di 150 tavoli che hanno coinvolto oltre 300mila lavoratori. Poi i riflettori dei media magari si accendono solo in alcuni casi, ma c'è un enorme lavoro fatto da questo governo che magari non riceverà neanche 15 minuti di celebrità, ma certamente fa sentire in maniera forte la presenza delle istituzioni in tutte quelle situazioni delicate dove è in gioco il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie.

Altra questione molto importante è la difesa dei risparmi e la tutela del sistema creditizio. Secondo i dati Istat, con riferimento al periodo compreso tra ottobre 2008 e settembre 2009, su base congiunturale la spesa delle famiglie italiane si è ridotta dello 0,6% e gli investimenti del 2,9%. La paura del futuro ha invece portato ad aumentare i risparmi dello 0,2% su base congiunturale e dello 0,4% su base tendenziale. La crisi ha spinto le famiglie italiane a contrarre consumi e investimenti più di quanto consentiva loro il reddito disponibile e nel periodo dove la crisi economica ha morso di più è invece aumentata la propensione al risparmio. A questo va aggiunto che il risparmio, uno dei punti di forza del sistema paese, è stato adeguatamente protetto dal Governo. In aggiunta ai sistemi di protezione già in vigore per i depositi dei risparmiatori, infatti, anche lo Stato ha offerto la sua copertura a protezione dei risparmi, fino a un massimo di 103mila euro, per un periodo di 36 mesi. E a questo vanno sommate le sanzioni alle banche nel caso in cui il trasferimento del mutuo non si perfezioni entro il termine di 30 giorni dalla richiesta, l'istituzione dei comitati di controllo del credito presso le Prefetture, il massimo scoperto ridotto allo 0,5%, le regole più favorevoli per la valuta assegni e i c.d. Tremonti-bond (obbligazioni emesse dalle banche italiane quotate in borsa e sottoscritte dal Ministero del Tesoro. Come contropartita, le banche pagano allo Stato una cedola annuale tra il 7,5 e l'8,5% per i primi anni e si impegnano a favorire il credito alle famiglie e alle imprese, soprattutto piccole e medie). In pratica il Governo, oltre a garantire la solidità del sistema bancario, ha messo in sicurezza i risparmi delle famiglie che, se in generale sono uno dei punti di forza del nostro sistema paese, in periodi di magra si trasformano in una vera e propria ancora di salvezza.

Non va certamente dimenticato, inoltre, che contemporaneamente è stata giocata anche la partita della difesa del reddito attraverso misure come l'abolizione dell'ici e dei ticket sanitari da 10 euro su diagnostica e specialistica, i bonus famiglia, elettricità, gas e vacanze, la sospensione per tutto il 2009 degli sfratti, la conferma della detrazione del 36% per la ristrutturazione e del 55% per il risparmio energetico, la detassazione per tutto il 2009 e il 2010 dei premi di produzione dei lavoratori con reddito fino a 35mila euro con un'aliquota secca del 10%, ecc.

Secondo gli ultimi dati Istat, inoltre, le retribuzioni nel 2009 sono cresciute più dei prezzi al consumo, anche grazie al rinnovo di gran parte degli accordi scaduti, alcuni dei quali con il nuovo modello contrattuale. Le retribuzioni contrattuali orarie nell'anno sono aumentate del 3% rispetto al 2008, meno del 3,5% registrato nell'anno precedente, ma molto più velocemente dell'inflazione che si è attestata allo 0,8%. Anche per i dipendenti pubblici l'aumento delle retribuzioni contrattuali è stato del 3%.

A questo va aggiunta anche la strategia del rilancio del piano delle grandi opere infrastrutturali avviato nel 2001 e quella sulla casa. Quest'ultima basata su tre linee d'azione: il c.d. «Piano Casa» (costruzione di 100.000 nuovi alloggi popolari in cinque anni), la c.d. «lex Silvia» (facilitare l'ampliamento di abitazioni già esistenti) e la vendita delle case popolari agli inquilini che già le abitano. Una serie di azioni che soddisfano una duplice esigenza: rispondere ai fabbisogni dei senza casa e dei vecchi proprietari e rilanciare il settore dell'edilizia che, dando lavoro a centinaia di migliaia di persone, può fare da traino per la ripresa economica (le organizzazioni del settore edilizio stimano in almeno 60 miliardi la cifra che queste misure attiveranno sul mercato).

In conclusione è possibile affermare che il governo ha messo in campo una serie di azioni per contrastare gli effetti della crisi nell'ambito di una visione globale che è stata basata sostanzialmente: sulla stabilità dei conti pubblici, sulla difesa dei posti di lavoro e dei risparmi, sulla tutela del sistema creditizio e del reddito, sul rilancio dell'economia attraverso il traino dell'edilizia.

venerdì 11 dicembre 2009

Più ammortizzatori sociali e innovazione. La risposta del governo alla crisi


di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

giovedì 10 dicembre 2009


La crisi sociale in Europa potrebbe aggravarsi nel 2010: è quanto sottolinea la bozza delle conclusioni del vertice dei leader Ue riuniti a Bruxelles. «La situazione economica - si legge nel testo - si è stabilizzata e la fiducia sta aumentando. Le previsioni suggeriscono una ripresa debole nel 2010, seguita dal ritorno di una forte crescita nel 2011. Ma restano incertezze e fragilità - si aggiunge - mentre si prevede che l'occupazione e la situazione sociale si deterioreranno ulteriormente nel 2010». Per questo motivo si ribadisce come «le politiche a sostegno dell'economia devono restare sul terreno ed essere ritirate solo quando la ripresa sarà pienamente garantita».

Secondo il bollettino di dicembre della Banca Centrale Europea, la maggior parte delle stime indica che la crisi finanziaria ha ridotto e continuerà a ridurre la capacità produttiva delle economie dell'area dell'euro ancora per qualche tempo. Per promuovere la crescita sostenibile e l'occupazione saranno necessari un mercato del lavoro flessibile e incentivi al lavoro più efficaci. Occorrono inoltre urgenti politiche di stimolo alla concorrenza e all'innovazione per accelerare la ristrutturazione e gli investimenti e creare nuove opportunità imprenditoriali. Insomma, in questo quadro di luci e ombre diventa fondamentale irrobustire gli ammortizzatori sociali e puntare con decisione alle politiche di stimolo all'innovazione del sistema produttivo nazionale.

Che cosa ha fatto il governo italiano per rispondere a questa esigenza? Ha aggiunto 1 miliardo di euro, con il pacchetto welfare della Finanziaria, ai 16 miliardi di stanziamenti previsti già dallo scorso anno per gli ammortizzatori sociali. In pratica sono le somme previste per il biennio 2009-2010 per gli ammortizzatori sociali ordinari e speciali (24 miliardi, di cui 12 per il 2010) e per gli ammortizzatori sociali in deroga, per i quali, sempre nel biennio, erano previsti 8 miliardi (di cui 4 per il 2010). Il capitolo sugli ammortizzatori in deroga - CIG, mobilità e disoccupazione speciale - figura anche tra le norme inserite nel pacchetto welfare in quanto, oltre a prorogare nel 2010 gli interventi in deroga già disposti nel 2009, serviva una nuova disposizione per intervenire nel 2010 con gli ammortizzatori in deroga su quelle situazioni che presentano problematiche occupazionali per le quali l'attuale normativa non prevedeva alcun intervento. La nuova disposizione consente inoltre di proseguire gli interventi già iniziati negli anni precedenti e non completati. In pratica il governo ha allungato la coperta per venire incontro alle esigenze del maggior numero di persone possibile, ribadendo con i fatti l'intenzione di non lasciare indietro nessuno di fronte alla crisi.

Nella Finanziaria c'è anche una buona notizia per le imprese che fanno ricerca e innovazione, visto che la dotazione per i crediti di imposta è salita a 854 milioni nel 2010. La somma è stata aumentata di 200 milioni per il 2010, mentre, rispetto agli iniziali 65,4milioni, altri 200 sono previsti nel 2011.

Non va poi dimenticato che il 3 agosto 2009 il ministro dell'Economia e delle Finanze, il presidente dell'ABI e le Associazioni dei rappresentanti delle imprese hanno firmato un Avviso comune per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio, con l'obiettivo di dare respiro finanziario alle imprese aventi adeguate prospettive economiche e in grado di provare la continuità aziendale. Secondo i dati del ministero dell'Economia, sono state circa 46 mila le domande di sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese pervenute al 31 ottobre 2009 e relative alle prime settimane di piena applicazione della moratoria. In un paese come il nostro, in cui la stragrande maggioranza delle imprese ha dimensioni medio-piccole, questo tipo di interventi non solo rafforza il sistema produttivo nazionale ma, soprattutto, salvaguarda i posti di lavoro che queste realtà sono in grado di offrire.

Poi si può sempre discutere circa la possibilità di fare qualcosa di più (anche se l'opposizione non ha presentato alcuna contro-proposta organica rispetto alla Finanziaria del governo), ma è un dato di fatto che il nostro paese ha sulle spalle il macigno di uno spaventoso debito pubblico, e che qualsiasi intervento non può certo prescindere da questo elemento fondamentale.

sabato 21 marzo 2009

L'occupazione tiene anche nel periodo di crisi



di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

sabato 21 marzo 2009

L'Istituto nazionale di statistica, come recita il comunicato diffuso venerdì, ha condotto, con riferimento al periodo che va dal 29 settembre al 28 dicembre 2008, la rilevazione sulle forze di lavoro. Nel quarto trimestre 2008 l'offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso pe-riodo del 2007, un incremento dello 0,6 per cento (144.000 unità). Rispetto al terzo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, l'offerta di lavoro rimane invariata. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è sceso di tre decimi di punto rispetto al quarto trimestre 2007, portandosi al 58,5 per cento. Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quarto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.775.000 unità (+ 120.000 unità, pari al +7,3 per cento rispetto al quarto trimestre 2007).

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha spiegato che «la nostra produzione industriale è scesa a gennaio meno di altre» e «il dato sulla disoccupazione è migliore della media dell'eurozona». Nel nostro Paese, continua il premier, ci si trova in condizioni migliori rispetto ad altri partner europei per la «particolare attitudine al risparmio delle famiglie, per lo stato di solidità delle banche, per il fatto che abbiamo imprenditori capaci e diffusi tra la popolazione in un numero che non ha nessuno. Ancora, c'è un governo e una maggioranza forte, che resiste, sopporta e può uscire dalla crisi meglio degli altri paesi europei. Da qui anche interesse degli altri leader per le nostre misure».

Sull'argomento si è espresso anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti secondo il quale l'Italia è «relativamente diversa in meglio» rispetto ad altri Paesi, sottolineando che «la struttura economica e sociale dell'Italia è diversa e meno drammatica rispetto a quella di altri Paesi» e aggiungendo che il governo sta seguendo «l'evoluzione della crisi con una politica modulare, progressiva e appropriata».

Secondo il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, «questo 7% rassicura, se messo a confronto con il 1997 quando la disoccupazione era al 12,3%. Certo, vorremmo una situazione migliore, ma nelle condizioni in cui ci troviamo, è positivo registrare che nel complesso l'occupazione tiene. E' più preoccupante il dato del Mezzogiorno, dove invece la flessione è significativa».

Leggendo i dati dell'Istat, l'aggravamento della situazione nel Mezzogiorno è dovuta principalmente alla flessione del dato occupazionale relativo ai lavoratori autonomi, che registrano un -3,6% rispetto allo stesso periodo del 2007 (-2,7% su base nazionale). I dati mostrano, inoltre, un indebolimento della componente maschile dell'occupazione che registra su base nazionale un -0,8% a fronte di un positivo + 0,3 per le donne.

Se si volesse fare una sintesi dei dati dell'Istituto nazionale di statistica si potrebbe dire che il mercato del lavoro italiano tiene anche in periodo di crisi, segno che il nostro sistema Paese è solido e regge anche le turbolenze dell'economia mondiale, e che i dati negativi si concentrano al Sud e sulla componente maschile della forza lavoro del Paese (una delle vere novità emersa da questi dati).

L'Italia ha tutte le carte in regole per uscire dalla crisi, insieme a tutti gli altri Paesi dell'Ue, e certo la sicurezza data ai soggetti economici dalla stabilità di questa maggioranza e di questo governo potrà certamente accelerare il processo di ripresa che sicuramente non tarderà ad arrivare.

giovedì 29 novembre 2007

Welfare: «lancio degli stracci» nel centrosinistra

di Antonio Maglietta - 29 novembre 2007

Mercoledì alla Camera è andato in scena il teatrino della votazione sulla questione di fiducia sul maxi-emendamento con cui il Governo ha sostituito il testo del ddl welfare, già licenziato con modifiche dalla commissione Lavoro di Montecitorio. Ora la palla passa al Senato e l'iter del testo potrebbe rivelarsi per il governo un umiliante passaggio sotto le forche caudine. Non si tratta certo delle lance incrociate dei Sanniti di storica memoria, ma dei non meno pericolosi veti incrociati dei senatori dell'area comunista del centrosinistra e di quelli dell'area liberal-democratica del duo Dini-Bordon. E' evidente che la poco edificante operetta messa in scena dal governo, per convincere l'area comunista del centrosinistra a dare il via libera al maxi-emendamento, ha umiliato in generale le prerogative parlamentari e, nella specie, il lavoro delle Camera dei Deputati, delineando un preoccupante vulnus istituzionale tra Palazzo Chigi e Montecitorio e relegando l'attività istituzionale a mera ratifica di accordi presi altrove.
Infatti il Governo ha avuto l'ardire di mettere sotto i piedi la dignità stessa della Camera allorquando non ha tenuto conto del lavoro svolto in sede referente dalla XI Commissione. Per rispondere alle forti pressioni delle parti sociali che avevano sottoscritto il protocollo sul welfare ha presentato un maxi-emendamento, con relativa apposizione della questione di fiducia, dal punto di vista formale, integralmente sostitutivo del testo licenziato dalla commissione Lavoro ma, dal punto di vista del contenuto, una sorta di mediazione pasticciata tra testo originario e testo modificato.
Ecco le novità salienti del maxi-emendamento rispetto al testo licenziato dalla commissione Lavoro della Camera:
- Ritorna la versione originaria del tetto normativo sui lavori usuranti, con il richiamo al decreto legislativo n. 66 del 2003 e quindi la previsione delle 80 notti all'anno per qualificare un lavoro come notturno ed accedere così ai benefici previdenziali (Art. 1, comma 3, lettera b).
- Viene soppressa la novità, introdotta in commissione Lavoro, che prevedeva che dal 1° gennaio 2008, il rapporto di apprendistato nel corso del suo svolgimento potesse essere convertito in rapporto a tempo indeterminato, ferma restando l'utilizzazione del lavoratore in attività corrispondenti alla formazione conseguita e al completamento dell'obbligo formativo.
- Viene soppressa la previsione, sempre introdotta in commissione Lavoro, che prevedeva che dopo 36 mesi di attività lavorativa con contratto a termine, un ulteriore successivo contratto sempre a termine, fra gli stessi soggetti, potesse essere stipulato non solo per una sola volta ma anche per una durata non superiore a otto mesi.
- Viene confermata l'abrogazione degli istituti del job on call (Art. 1, comma 45) e dello staff leasing (Art. 1, comma 46), nonché la previsione dell'utilizzo circoscritto del lavoro a chiamata, fatto rivivere con una operazione di ingegneria giuridica, ai soli settori del turismo e dello spettacolo (Art. 1, comma 47).
Ma quale è il dato politico che emerge da questo quadretto poco confortante? Innanzitutto ora abbiamo le prove che il Pd politicamente non esiste. Non ha una base programmatica propositiva e continua a navigare a vista e senza rotta. Ed ecco allora che, grazie all'inettitudine e al vuoto programmatico della componente democratica del centrosinistra, la vera area riformista sembra essere quella dei liberal-democratici del duo Dini-Bordon.
Ma se Atene piange, Sparta non ride. Infatti ai partiti che dovrebbero dar vita alla «Cosa rossa» è andata anche peggio.«Come Romano Prodi li prende per il c ..., è semplicemente sublime». E' la conclusione ironica cui è giunto il senatore a vita, Francesco Cossiga, a proposito dell'atteggiamento di Rifondazione Comunista sulla vicenda parlamentare del protocollo sul welfare. «E così di fronte ai pericoli di crisi e del "ritorno di Berlusconi", il partito di Rifondazione Comunista batte ritirata nella sua furibonda battaglia accanto alla Cgil-Fiom e, come da copione scontato, voterà la fiducia approvando il protocollo sul welfare. "L'ultimo sacrificio!": proclama il buon Giordano».
Cossiga è convinto però che non sarà l'ultimo sacrificio quello chiesto dal presidente del Consiglio al Prc. «Il prossimo - aggiunge - sarà il voto per il rifinanziamento delle missioni all'estero, Afghanistan compreso, magari con il contentino della promessa di "un forte impegno del Governo a far rivedere alla Nato i termini dell'impegno secondo il modulo italiano: più distribuzione di scatolette di carne e tonno e di pacchi di gallette, fine della guerra ai talebani e convocazione di una conferenza di pace con la loro partecipazione, anche in rappresentanza di Al Qaeda". E poi Rifondazione passerà da sacrificio a sacrificio - è la conclusione ironica di Cossiga - fino a che Veltroni scioglierà le Camere! Ripeto: come Romano Prodi li prende per il c ..., è semplicemente sublime!». Le dichiarazioni di fuoco rese dagli esponenti dell'area comunista-antagonista del centrosinistra contro il governo e il gruppo di Lamberto Dini, dopo il passaggio alla Camera del ddl welfare, di cui sono pieni i media, palesano che i rapporti interni, e quelli con l'Esecutivo, sono oramai arrivati irrimediabilmente al fatidico «lancio degli stracci». Quanto potrà durare ancora Prodi?

Antonio Maglietta

lunedì 26 novembre 2007

Venti di crisi sul welfare


di Antonio Maglietta - 24 novembre 2007

La commissione Lavoro di Montecitorio ha terminato di votare gli emendamenti a tutti gli articoli del ddl sul welfare, apportando alcune modifiche significative che hanno provocato un terremoto all'interno del centrosinistra. L'approdo in Aula del provvedimento è previsto per lunedì ed il governo, palesando una crisi tra le varie anime del centrosinistra, ormai irreversibile, ha deciso di porre la questione di fiducia per blindare il testo. Nonostante i vari tentativi fatti nei giorni scorsi per trovare un accordo tra governo e Unione sui «nodi» del ddl, non è stato possibile raggiungere un'intesa e i partiti del centrosinistra si sono mossi in piena autonomia, cestinando il vincolo di coalizione e affrontando a muso duro l'esecutivo.
Le modifiche sui «nodi» del provvedimento, che hanno segnato una profonda ed irrimediabile spaccatura tra riformisti e massimalisti, hanno riguardato:
i lavori usuranti (art. 1, comma 3, lettera b): con un emendamento dei Comunisti Italiani è stata prevista la soppressione del riferimento al decreto legislativo n. 66 del 2003, che sostanzialmente fissava in 80 notti l'anno il dato essenziale per qualificare un lavoro come notturno (testualmente: «In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all'anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale»), delegando di fatto al governo, e in particolare alla commissione istituita presso il ministero del Lavoro, a cui partecipano anche le parti sociali, di definire meglio i benefici pensionistici che riguardano la platea degli usuranti. In sostanza è saltato il tetto sui lavori usuranti - visto che la vecchia formulazione garantiva una sorta di limite di demarcazione - con relativo aumento della spesa pubblica per sostenere l'operazione;
i contratti a termine (art. 11, comma 1, lettera b, capoverso 4-bis): rispetto al testo originario, è stato previsto che l'eventuale rinnovo contrattuale, che non farebbe scattare automaticamente il tempo indeterminato dopo 36 mesi di rapporto lavorativo, anche non continuativi, non potrà comunque avere una durata superiore agli 8 mesi;
lo staff leasing (art. 13 bis): con un articolo aggiuntivo, introdotto con un emendamento dei Comunisti Italiani, è stata prevista l'abrogazione del contratto di somministrazione di lavoro nonostante nel protocollo sottoscritto il 23 luglio non fosse previsto alcun intervento del genere;
il job on call (art. 13 ter): l'uso del «lavoro a chiamata» è stato formalmente abrogato come istituto, ma il suo contenuto di fatto continua a vivere, con una operazione di ingegneria giuridica, anche se limitatamente ai soli settori del turismo e dello spettacolo (anche se, molto probabilmente, in aula ci potrebbe essere una estensione anche a quello del commercio e dei servizi).
Altro dato fondamentale, emerso dopo che il provvedimento era stato modificato in maniera invasiva dalla commissione, è che le parti sociali, che sottoscrissero quel testo insieme al governo, si sono dichiarate profondamente insoddisfatte. Confindustria e Confcommercio hanno alzato giustamente le barricate perché le modifiche apportate al testo danneggiano profondamente il sistema produttivo. E non da meno sono stati i sindacati confederali. Basterebbe ricordare, per capire che non si tratta di una operazione di apposizione di bandierine ideologiche, ma di questioni di merito sia politiche che sostanziali, che Cisl e Uil nel 2002 avallarono tutte le novità introdotte della legge Biagi, compreso lo staff leasing, quando firmarono con il governo Berlusconi il «Patto per l'Italia». E pure chi non firmò quel documento oggi rivendica l'importanza di alcune intuizioni di quella legge, compresa la somministrazione di lavoro. Infatti, come ha ben ricordato Nerozzi della Cgil in una intervista rilasciata giovedì al Riformista, lo staff leasing è un contratto che tutela i più deboli sottraendoli dal cono d'ombra del lavoro nero e, quindi, è stato un errore colossale prevederne l'abrogazione.
Ma quello che è andato in scena in commissione Lavoro ha messo in luce anche qualcosa di più: i partiti della Cosa rossa hanno scavalcato a sinistra i sindacati, dimostrando ai lavoratori che, forse, era possibile tirare ancora di più la corda nelle trattative con il governo per il protocollo sul welfare. L'irritazione dei confederali, probabilmente, è tutta concentrata su questo dato di fatto. Non si sentono solo presi in giro; hanno anche la sensazione di non essere più gli interlocutori privilegiati del governo sui temi del lavoro e delle pensioni, visto che Prodi è disposto a concedere di più ai partiti di lotta e di governo, da cui dipende la sua stessa sopravvivenza, che a loro.

Antonio Maglietta
Google