martedì 14 giugno 2011

Fuori la criminalità dal mercato del lavoro



di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it
martedì 14 giugno 2011

Il crimine organizzato è come un’azienda e come essa si muove nelle dinamiche dell’economia di mercato. Reperisce (illegalmente) fondi, crea e mantiene una struttura organizzativa, produce beni e servizi nell’economia (illegale e legale). Nell’analisi delle relazioni tra l’economia reale e il crimine organizzato, l’incidenza del malaffare nel mercato del lavoro rappresenta una delle massime espressioni di come le attività criminali rovinino il futuro dei giovani.

Nella relazione della commissione Antimafia, sul lavoro svolto a metà mandato, si segnala che «il primato del lavoro nero si spiega con l'esistenza di un'economia caratterizzata dal contoterzismo, dal difficile accesso al credito, dall'imprenditoria di prima generazione, dall'assistenzialismo, da ogni forma di illegalità e da quanto altro, per l'appunto, alimenta l'offerta di lavoro irregolare». Per la commissione Antimafia l'elemento più «drammatico è che troppe volte siano proprio le mafie a raccoglierla, avvalendosi della loro influenza economica, sociale e politica; o peggio ancora fornendo l'alternativa di una vera e propria occupazione criminale. Questo sciagurato reclutamento avviene soprattutto tra le nuove generazioni e, in particolare, tra i giovanissimi provenienti dalle famiglie più povere e a più basso livello di istruzione». Alla fragilità del tessuto economico-sociale, prosegue la commissione Antimafia, «si aggiungono l'eccessiva burocratizzazione e la scarsa efficienza delle amministrazioni regionali, degli enti locali e degli uffici periferici dello Stato, sia nel loro rapporto con i cittadini, sia nella loro interazione con i fattori dello sviluppo».

Il fatturato prodotto dalla criminalità organizzata (stimato in circa 175 miliardi di euro annui dall’Eurispes) interessa sia il Sud che il Nord del paese. La somma del dato del sommerso con quello delle attività criminali arriva a una dimensione pari al 50% del PIL. Stiamo parlando di cifre enormi che vengono reinvestite in ambito direttamente criminale ma anche nell’economia legale a scopo di riciclaggio.Secondo la relazione di controllo della Corte dei Conti sulla «Gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata» le attività economiche su cui investono maggiormente le organizzazioni criminali sono quelle edilizie, immobiliari, commerciale e la grande distribuzione. Il messaggio è chiaro. Le attività criminali, facendo concorrenza illegale alle imprese oneste, riducono ancor di più le possibilità per i giovani di trovare un lavoro. Al contempo, però, offrono a questa galassia di persone l’opportunità di poter entrare direttamente o indirettamente al servizio del malaffare, con un impegno all’interno della stessa struttura organizzativa criminale o occupando posti nelle attività legali, comprate con i soldi ‘sporchi’ e usate per il riciclaggio.

Il Governo sta facendo la sua parte con l’attività ispettiva del Ministero del lavoro, il piano straordinario contro le mafie, con l’approvazione da ultimo dello schema di decreto legislativo recante il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione presentato dal ministro della giustizia, Angelino Alfano, e il sequestro dei beni (secondo relazione del Ministero della Giustizia al Parlamento, sfiora i 400 milioni di euro il valore dei beni pignorati alla criminalità organizzata negli ultimi 5 anni in Italia). Ma questo non basta e il governo centrale può fare molto ma non tutto. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità per sconfiggere le mafie e spezzare i tentacoli criminali che soffocano il nostro mercato del lavoro. Serve un impegno maggiore da parte di tutti gli altri soggetti interessati. Tanto per cominciare Regioni, Province, Comuni, sindacati, rappresentanze datoriali, singole persone devono essere ancora più vigili e le banche devono dare credito alle imprese che hanno le carte in regola per investire nell’economia legale. Sarebbe solo un buon inizio perché la strada per schiacciare la piovra criminale è lunga e tutta in salita.

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