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giovedì 5 marzo 2009

Pubblica Amministrazione: a breve il monitoraggio degli atipici



di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

giovedì 05 marzo 2009

Secondo l'ultimo conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato, relativo al 2007, i precari stabilizzati con la Finanziaria (2007) del Governo Prodi sono stati solo 10.982. Numeri davvero esigui rispetto alle cifre sparate dal centrosinistra, che allora era maggioranza di governo e che un giorno sì e l'altro pure diffondeva a piene mani dichiarazioni demagogie su cosa era il precariato e su come andava affrontato e sconfitto.

Con l'approvazione della Legge n. 244 del 2006 (Finanziaria 2007), molti esponenti del centrosinistra decretarono irresponsabilmente la fine del precariato nel pubblico impiego (falso), senza capire quali fossero le cifre del fenomeno, quanti in realtà i veri precari e quanti i semplici lavoratori flessibili, con quali modalità erano stati assunti e in che modo intervenire sulle fonti per evitare il ripetersi del fenomeno. Il tempo è galantuomo e i dati incontrovertibili dicono che il governo Prodi, dopo tante chiacchiere e propaganda sul tema del precariato nella Pubblica Amministrazione, con la Finanziaria 2007, ha prodotto concretamente 50milioni di euro di risorse per finanziare le stabilizzazioni e poco più di 10mila lavoratori pubblici stabilizzati. I casi sono due: o le cifre abnormi sul precariato nel pubblico impiego non sono quelle sparate dal centrosinistra e da una parte del sindacato (Cgil), oppure l'allora maggioranza di governo ha preso in giro tante persone con la promessa delle stabilizzazioni. Come casca, casca male.

La realtà è che vanno prosciugate le sacche di precariato chiudendo i rubinetti dai quali si alimenta il fenomeno e, in tal senso, il ministro Brunetta, con il monitoraggio degli atipici della pubblica amministrazione che sarà avviato fin dalla prossima settimana, riuscirà ad avere finalmente un quadro completo sui numeri e sulle modalità di assunzione di queste persone, permettendo di stabilizzare attraverso i concorsi solo quelli che veramente se lo meritano.

In base al conto annuale 2007 della Ragioneria Generale dello Stato, i lavoratori della Pa con un contratto diverso da quello a tempo indeterminato sono circa 360.000 persone (nel dettaglio: 234.641 a tempo determinato nella Scuola e nell'A.F.A.M; 116.804 a tempo determinato e in formazione e lavoro, ad esclusione del già citato dettaglio Scuola ed A.F.A.M e dei professori universitari a contratto e i ricercatori assegnisti - circa 20.000 unità- ; 36.773 tra interinali ed lsu).

Il monitoraggio verificherà chi di questi ha i requisiti utili ai fini della stabilizzazione, così come già fatto per gli enti di ricerca, «scoprendo che il numero non raggiungeva le 2 mila unita'», ha detto il ministro Brunetta martedì scorso. Ad oggi, in base alle precedenti regole fissate dal governo Prodi (almeno tre anni di lavoro nella pubblica amministrazione nel 2006 e 2007) sarebbero in tutta la Pa 60.000 i lavoratori con i requisiti previsti dalla legge per la stabilizzazione. Brunetta, dopo aver seccamente smentito che al prossimo Consiglio dei Ministri presenterà un decreto per bloccare la stabilizzazione degli atipici, ha respinto l'ipotesi che a rischiare il posto siano oltre 400.000 lavoratori flessibili: «Chi dice 100-200-400 mila precari, si inventa i numeri. Io sono una persona seria e non do numeri», ha detto riferendosi alle stime elaborate dalla Cgil.

La vera lotta al precariato non si fa con le norme demagogiche del centrosinistra e con la propaganda di una parte del sindacato, che come unico risultato hanno, come si è visto, solo quello di deludere le aspettative dei lavoratori, ma con una gestione razionale e fedele alla Costituzione (Art. 97: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge») del sistema di ingressi nella Pubblica Amministrazione, evitando le assunzioni clientelari, quelle in spregio alla legge e al buon senso e dando finalmente la possibilità di lavorare a tutti quei vincitori di concorso che sono stati prima chiamati dallo Stato a sostenere una serie di prove selettive e poi sono stati delusi nelle proprie legittime aspettative di assunzione una volta che le avevano brillantemente superate.

mercoledì 21 gennaio 2009

NOTA A.C. 2031

NOTA

Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti (A.C. 2031 - già approvato dal Senato in data 18 dicembre 2008).

21 GENNAIO 2009

L'art. 1 prevede che il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge in questione, uno o più decreti legislativi volti a riformare la disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni per il raggiungimento dei seguenti obiettivi: relazioni sindacali come nel lavoro privato, miglioramento dell'efficienza della contrattazione collettiva, introduzione di sistemi di valutazione del personale per allinearsi agli standard qualitativi internazionali, valorizzazione del merito attraverso l'introduzione di meccanismi premiali, definizione di un sistema rigoroso di responsabilità, affermazione del principio di concorsualità nell'accesso alla Pa e nelle progressioni, territorializzazione delle procedure concorsuali con previsioni specifiche nei bandi relativamente alla residenza dei candidati. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dei citati decreti legislativi, il Governo può adottare eventuali disposizioni integrative e correttive, con le medesime modalità e nel rispetto dei medesimi principi e criteri.

L'art. 2 modifica la disciplina della contrattazione collettiva nel settore pubblico al fine di conseguire una migliore organizzazione del lavoro. Nell'esercizio della delega nella materia di cui al presente articolo il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi: precisare gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla contrattazione collettiva e alla legge; prevedere meccanismi di monitoraggio sull'effettività e congruenza della ripartizione delle materie attribuite alla regolazione della legge o dei contratti collettivi; prevedere l'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile, in caso di nullità delle clausole contrattuali per violazione di norme imperative e dei limiti fissati alla contrattazione collettiva; assicurare il rispetto dei vincoli di bilancio; prevedere, ai fini dell'accertamento dei costi della contrattazione integrativa, schema standardizzato di relazione tecnica recante i contenuti minimi necessari per la valutazione degli organi di controllo sulla compatibilità economico-finanziaria; potenziare le amministrazioni interessate al controllo attraverso il trasferimento di personale; riordinare le procedure di contrattazione collettiva nazionale, in coerenza con il settore privato nonché quelle della contrattazione integrativa e riformare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN); rafforzamento dell'indipendenza dell'ARAN dalle organizzazioni sindacali; potenziamento del potere di rappresentanza delle regioni e degli enti locali; ridefinizione della struttura e delle competenze dei comitati di settore, rafforzandone il potere direttivo nei confronti dell'ARAN; riduzione del numero dei comparti e delle aree di contrattazione; modificazione, in coerenza con il settore privato, della durata dei contratti al fine di ridurre i tempi e i ritardi dei rinnovi e di far coincidere il periodo di regolamentazione giuridica con quello di regolamentazione economica; rafforzamento del regime dei vigenti controlli sui contratti collettivi integrativi, in particolare prevedendo specifiche responsabilità della parte contraente pubblica e degli organismi deputati al controllo sulla compatibilità dei costi; semplificazione del procedimento di contrattazione anche attraverso l'eliminazione di quei controlli che non sono strettamente funzionali a verificare la compatibilità dei costi degli accordi collettivi; prevedere che le pubbliche amministrazioni attivino autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto dei vincoli di bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione, sulle materie e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono, con possibilità di ambito territoriale e di riferimento a più amministrazioni; prevedere l'imputabilità della spesa per il personale rispetto ai servizi erogati e definire le modalità di pubblicità degli atti riguardanti la spesa per il personale e dei contratti attraverso gli istituti e gli strumenti previsti dal codice dell'amministrazione digitale.

L'art. 3 è finalizzato a modificare ed integrare la disciplina del sistema di valutazione delle strutture e dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, al fine di assicurare elevati standard qualitativi ed economici. Nell'esercizio della delega nella materia di cui al presente articolo il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi: individuare sistemi di valutazione delle amministrazioni pubbliche diretti a rilevare la corrispondenza dei servizi e dei prodotti resi ad oggettivi standard di qualità, rilevati anche a livello internazionale; prevedere l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di predisporre, in via preventiva, gli obiettivi che l'amministrazione si pone per ciascun anno e di rilevare, in via consuntiva, quanta parte degli obiettivi dell'anno precedente è stata effettivamente conseguita, assicurandone la pubblicità per i cittadini, anche al fine di realizzare un sistema di indicatori; prevedere l'organizzazione di confronti pubblici annuali sul funzionamento e sugli obiettivi di miglioramento di ciascuna amministrazione, con la partecipazione di associazioni di consumatori e utenti, organizzazioni sindacali, studiosi e organi di informazione, e la diffusione dei relativi contenuti mediante adeguate forme di pubblicità, anche via internet; stabilire annualmente indicatori di andamento gestionale, comuni alle diverse amministrazioni pubbliche o stabiliti per gruppi omogenei di esse.

Dovranno essere riordinati gli organismi che svolgono funzioni di controllo e valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche secondo i seguenti criteri: estensione della valutazione a tutto il personale dipendente e ai comportamenti organizzativi dei dirigenti; definizione di requisiti di elevata professionalità ed esperienza dei componenti degli organismi di valutazione; assicurazione della piena indipendenza e autonomia del processo di valutazione.

Altri obiettivi in materia di valutazione: prevedere, nell'ambito del riordino dell'ARAN, l'istituzione, in posizione autonoma e indipendente, di un organismo centrale che opera in collaborazione con il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all'esercizio indipendente delle funzioni di valutazione, di garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione; assicurare la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione, tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori, attraverso internet; consentire a ogni interessato di agire in giudizio nei confronti delle amministrazioni, nonché dei concessionari di servizi pubblici, se dalla violazione di standard qualitativi ed economici derivi la lesione di interessi giuridicamente rilevanti per una pluralità di utenti o consumatori.

L'art. 4 stabilisce i principi ed i criteri finalizzati a favorire il merito e la premialità: stabilire percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività del singolo; la valutazione positiva del singolo dipendente deve costituire un titolo rilevante nelle progressioni interne; le progressioni economiche devono avvenire secondo principi di selettività; definire una riserva di accesso dall'esterno alle posizioni economiche apicali nell'ambito delle rispettive aree funzionali, anche tramite un corso-concorso bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione; stabilire che le progressioni di carriera avvengano per concorso pubblico, limitando le aliquote da destinare al personale interno ad una quota comunque non superiore al 50 per cento.

L'art. 5 modifica la disciplina della dirigenza pubblica anche attraverso l'utilizzo di criteri propri del settore privato. Nell'esercizio della delega in materia il Governo dovrà attenersi, tra gli altri, a tali principi: affermare la piena autonomia e responsabilità del dirigente, in qualità di datore di lavoro pubblico (individuazione del profilo professionale necessario a svolgere tale lavoro, valutazione del personale, utilizzo dell'istituto della mobilità); prevedere una specifica ipotesi di responsabilità del dirigente nel caso di omessa vigilanza sulla effettiva produttività delle risorse umane assegnate e sull'efficienza della relativa struttura nonché, all'esito dell'accertamento della predetta responsabilità, il divieto di corrispondergli il trattamento economico accessorio; prevedere che l'accesso alla prima fascia dirigenziale avvenga mediante il ricorso a procedure selettive pubbliche concorsuali per una percentuale dei posti e prevedere, inoltre, che l'accesso sia subordinato a un periodo di formazione, non inferiore a quattro mesi, presso uffici amministrativi di uno Stato dell'Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale, secondo modalità determinate da ciascuna amministrazione d'intesa con il Dipartimento della funzione pubblica e con la Scuola superiore della pubblica amministrazione; valorizzare le eccellenze nel raggiungimento degli obiettivi fissati mediante erogazione mirata del trattamento economico accessorio ad un numero limitato di dirigenti; rivedere la disciplina delle incompatibilità per i dirigenti pubblici e rafforzarne l'autonomia rispetto alle organizzazioni rappresentative dei lavoratori e all'autorità politica; semplificare la disciplina della mobilità nazionale e internazionale dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni, prevedere che la componente della retribuzione legata al risultato sia fissata per i dirigenti in una misura non inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva.

L'art. 6 riguarda le sanzioni disciplinari e la responsabilità dei dipendenti pubblici. Alcuni principi e criteri direttivi della delega al Governo: semplificare le fasi dei procedimenti disciplinari e obbligo della comunicazione immediata, per via telematica, della sentenza penale alle amministrazioni interessate; prevedere che il procedimento disciplinare possa proseguire e concludersi anche in pendenza del procedimento penale; definire la tipologia delle infrazioni che, per la loro gravità, comportano l'irrogazione della sanzione disciplinare del licenziamento, ivi comprese quelle relative a casi di scarso rendimento, di attestazioni non veritiere di presenze e di presentazione di certificati medici non veritieri da parte di pubblici dipendenti, prevedendo altresì, in relazione a queste due ultime ipotesi di condotta, una fattispecie autonoma di reato, con applicazione di una sanzione non inferiore a quella stabilita per il delitto di cui all'articolo 640, secondo comma, del codice penale e la procedibilità d'ufficio; prevedere la responsabilità disciplinare e, se pubblico dipendente, il licenziamento per giusta causa del medico, nel caso in cui lo stesso concorra alla falsificazione di documenti attestanti lo stato di malattia ovvero violi i canoni di diligenza professionale nell'accertamento della patologia; prevedere il divieto di attribuire aumenti retributivi di qualsiasi genere ai dipendenti di uffici o strutture che siano stati individuati per grave inefficienza e improduttività; ampliare i poteri disciplinari assegnati al dirigente prevedendo, altresì, l'erogazione di sanzioni conservative quali, tra le altre, la multa o la sospensione del rapporto di lavoro, nel rispetto del principio del contraddittorio; abolire i collegi arbitrali di disciplina vietando espressamente di istituirli in sede di contrattazione collettiva.

L'art. 7 dispone che la vicedirigenza può essere istituita e disciplinata esclusivamente ad opera e nell'ambito della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione al riguardo.

L'art. 8 dispone ulteriori attribuzioni al Cnel: redazione di una relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini; raccolta e aggiornamento dell'Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro nel settore pubblico; promozione e organizzazione di una conferenza annuale sull'attività compiuta dalle amministrazioni pubbliche.

L'art. 9 integra alcune funzioni della Corte dei Conti che, anche a richiesta delle competenti Commissioni parlamentari ovvero del Consiglio dei ministri, può effettuare controlli su gestioni pubbliche statali in corso di svolgimento. Ove accerti gravi irregolarità gestionali ovvero gravi deviazioni da obiettivi, procedure o tempi di attuazione stabiliti da norme, nazionali o comunitarie, ovvero da direttive del Governo, la Corte ne individua, in contraddittorio con l'amministrazione, le cause e provvede, con decreto motivato del Presidente, su proposta della competente sezione, a darne comunicazione, anche con strumenti telematici idonei allo scopo, al Ministro competente. Questi, con decreto da comunicare al Parlamento e alla presidenza della Corte, sulla base delle proprie valutazioni, anche di ordine economico-finanziario, può disporre la sospensione dell'impegno di somme stanziate sui pertinenti capitoli di spesa.

In arrivo nuove norme sugli statali



di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

martedì 20 gennaio 2009

Il 18 dicembre dello scorso anno il Senato ha approvato il disegno di legge del ministro Brunetta recante «Delega al governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro e alla Corte dei Conti». Ora la palla è passata alla Camera, che ha calendarizzato il provvedimento per il mese di febbraio. Il testo rappresenta un fondamentale passo in avanti verso una migliore produttività del lavoro pubblico, che, a causa di numerosi vincoli normativi, di una sindacalizzazione invasiva (certificata con il memorandum sul pubblico impiego del 18 gennaio 2007) e di interventi poco mirati da parte del precedente governo (le fantomatiche e pasticciate stabilizzazioni del personale cosiddetto «precario» che neanche l'allora ministro Nicolais fu in grado di quantificare, l'ulteriore penalizzazione dei vincitori di concorso che si sono visti arrivare inaspettatamente altri soggetti concorrenti nell'accesso in pianta stabile nella Pa) è da troppo tempo legato a logiche che penalizzano le eccellenze e mettono sullo stesso piano diligenti, nullafacenti e assenteisti.

Occorre marcare le differenze, sottolineare le diversità, premiare e punire con cognizione, cercare di creare un sistema equilibrato, giusto e produttivo. Il ministro Brunetta, quindi, ha giustamente messo mano ai punti cardine del pubblico impiego e cioè ai sistemi di valutazione e sanzione dei dipendenti pubblici, alla disciplina della contrattazione collettiva, ai meccanismi di premialità, alla disciplina della dirigenza pubblica, alla vicedirigenza, oltre alla previsione di nuove attribuzioni al Cnel (redazione di una relazione annuale al parlamento e al governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini ) e alla Corte dei Conti (a richiesta delle competenti Commissioni parlamentari ovvero del Consiglio dei ministri, potrà effettuare controlli su gestioni pubbliche statali in corso di svolgimento).

La delega prevede il riordino delle procedure di contrattazione collettiva nazionale, in coerenza con il settore privato, nonché quelle della contrattazione integrativa e la riforma, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dell'Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran). Il progressivo avvicinamento del pubblico ad alcune forme del privato non è che una prosecuzione di un cammino iniziato già 30 anni fa con il Rapporto Giannini (1979) «sui principali problemi dell'amministrazione dello Stato», che riteneva possibile il raggiungimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità della Pa attraverso la parificazione, sotto il profilo normativo e tecnico-operativo, del pubblico impiego a quello privato, e la conseguente eliminazione di un regime normativo eccessivamente garantista nei confronti dei pubblici dipendenti.

Il provvedimento interviene anche sui sistemi di valutazione, con la previsione dell'obbligo per le Pa di predisporre, in via preventiva, gli obiettivi che l'amministrazione si pone per ciascun anno e di rilevare, in via consuntiva, quanta parte degli obiettivi dell'anno precedente è stata effettivamente conseguita, assicurandone la pubblicità per i cittadini, anche al fine di realizzare un sistema di indicatori. Verranno stabilite percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività del singolo e la valutazione positiva del dipendente deve costituire un titolo rilevante nelle progressioni interne.

Molto importanti, inoltre, gli interventi sulla disciplina della dirigenza e della vicedirigenza. Con riferimento a quest'ultima, il teso dispone che può essere istituita e disciplinata esclusivamente ad opera e nell'ambito della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione al riguardo. Per quanto concerne la dirigenza, invece, si afferma la piena autonomia e responsabilità del dirigente, in qualità di datore di lavoro pubblico attraverso l'individuazione del profilo professionale necessario a svolgere tale lavoro, il conferimento di ampi poteri sulla valutazione e sanzione del personale e la previsione di un maggior e più proficuo utilizzo dell'istituto della mobilità. Si accentuano quindi i caratteri privatistici di questa fondamentale figura del pubblico impiego, che certo non potrà più fare il Ponzio Pilato dinanzi a certe criticità dei propri uffici e dei dipendenti che ricadono sotto la sua sfera di indirizzo e controllo.

Fondamentali nella lotta all'assenteismo e alla nullafacenza le disposizioni che prevedono: la definizione della tipologia delle infrazioni che, per la loro gravità, comportano l'irrogazione della sanzione disciplinare del licenziamento, ivi comprese quelle relative a casi di scarso rendimento, di attestazioni non veritiere di presenze e di presentazione di certificati medici non veritieri da parte di pubblici dipendenti, prevedendo altresì, in relazione a queste due ultime ipotesi di condotta, una fattispecie autonoma di reato; la responsabilità disciplinare e, se pubblico dipendente, il licenziamento per giusta causa del medico, nel caso in cui lo stesso concorra alla falsificazione di documenti attestanti lo stato di malattia ovvero violi i canoni di diligenza professionale nell'accertamento della patologia.

Il progetto del ministro Brunetta è ambizioso e certamente la trasformazione in legge di questo provvedimento segnerà una svolta decisiva nel miglioramento della produttività del servizio reso dal pubblico impiego e nella creazione sia di meccanismi premiali (per i diligenti) che fortemente sanzionatori (per nullafacenti ed assenteisti).

lunedì 22 dicembre 2008

Meritocrazia e lavoro pubblico: i primi passi del governo Berlusconi



di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

venerdì 19 dicembre 2008


La Pubblica Amministrazione assume un ruolo centrale in qualsiasi politica di sviluppo dell'economia e si sostanzia in persone che esercitano materialmente le funzioni che gli competono ed esprimono, con i loro atteggiamenti nei confronti dell'utenza, l'orientamento comunicativo complessivo dell'Ente stesso.

Le risorse umane operanti nel pubblico impiego, la qualità e la quantità del loro operato, il rapporto di fiducia tra PA e cittadini-consumatori ed imprese sono i punti essenziali sui quali intervenire per una riforma del settore pubblico all'insegna della meritocrazia e per questo occorrerebbe motivare i lavoratori pubblici, anche sotto il profilo economico, creare degli indicatori di performance con degli obiettivi da raggiungere e comunicarli adeguatamente all'esterno in modo che siano monitorabili e giudicabili dal mercato e cioè da parte di coloro che usufruiscono del servizio.

Il ministro Brunetta, sin dall'inizio del suo mandato, ha adottato dei provvedimenti concreti per rendere più trasparente e meritocratico il settore pubblico: redazione dei 34 punti della Riforma della PA; definizione delle «Linee programmatiche sulla Riforma della Pubblica Amministrazione»; operazione trasparenza su incarichi, emolumenti, distacchi e permessi sindacali; introduzione di nuove norme sulle assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e monitoraggio e rilevazione delle stesse (articolo 71 della legge 6 agosto 2008, n. 133 e circolari n. 7 e 8 del 2008); redazione del Piano industriale dell'innovazione del 2 ottobre 2008, il cui piano operativo prevede 60 iniziative ben precise e cioè 12 convenzioni con le amministrazioni centrali, 42 convenzioni con le Regioni e i comuni capoluogo, 2 programmi infrastrutturali, 2 progetti speciali, oltre a norme e standard; concorso «Premiamo i risultati», finalizzato a premiare i risultati e l'impegno a migliorare le performance nonché a valorizzare gli esempi di buona amministrazione.

Occorre ricordare, inoltre, che nel pubblico impiego è stata ereditata la scottante questione delle stabilizzazione dei precari e la grana ormai storica dei vincitori di concorso non assunti. L'articolo 7, comma 7, del progetto di legge «Delega al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali», già approvato dalla Camera ed in discussione al Senato, prevede al riguardo che le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, dovranno comunicare il numero delle graduatorie ancora vigenti, indicando le qualifiche cui esse si riferiscono, la data di approvazione delle graduatorie stesse e il numero dei vincitori eventualmente ancora da assumere. I vincitori di concorsi appartenenti alle suddette graduatorie hanno priorità per l'assunzione rispetto al personale assunto a tempo determinato.

Un altro problema storico nel settore pubblico sono i salari standardizzati che non premiano il merito, mortificano le eccellenze e mettono sullo stesso piano nullafacenti e meritevoli. L'articolo 67, comma 9, della legge 6 agosto 2008, n. 133 ha disposto che d'intesa con la Corte dei conti e la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica, il Ministero economia e finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato integra le informazioni annualmente richieste con il modello di cui all'articolo 40-bis comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, predisponendo un'apposita scheda con le ulteriori informazioni di interesse della Corte dei conti volte tra l'altro ad accertare, oltre il rispetto dei vincoli finanziari previsti dalla vigente normativa in ordine alla consistenza delle risorse assegnate ai fondi per la contrattazione integrativa ed all'evoluzione della consistenza dei fondi e della spesa derivante dai contratti integrativi applicati, anche la concreta definizione ed applicazione di criteri improntati alla premialità, al riconoscimento del merito ed alla valorizzazione dell'impegno e della qualità della prestazione individuale, con riguardo ai diversi istituti finanziati dalla contrattazione integrativa, nonché a parametri di selettività, con particolare riferimento alle progressioni economiche.

Il 30 ottobre scorso, inoltre, è stato firmato il protocollo di intesa tra Governo e sindacati (Cisl, Uil, Confsal, Usae e Ugl) sul rinnovo dei contratti di lavoro del pubblico impiego per il biennio economico 2008-2009. L'aumento previsto dal protocollo per il comparto dei ministeri è pari a 70 euro medie mensili. Il protocollo prevede che le risorse recuperate per i trattamenti accessori dovranno essere destinate all'incentivazione della produttività dei dipendenti mediante l'individuazione nei Ccnl di criteri rigorosamente selettivi, con particolare riferimento all'introduzione di meccanismi premiali dei profili qualitativi e quantitativi della prestazione lavorativa.

Il ministro Brunetta ha già fatto tanto e bene e sarebbe opportuno che i sindacati, anche quelli che oggi rifiutano qualsiasi tipo di accordo, partecipassero con spirito collaborativo all'opera del titolare del dicastero di palazzo Vidoni perché è nell'interesse di tutti avere una pubblica amministrazione moderna, più efficiente, più trasparente, più vicina agli interessi dei cittadini e delle imprese e che finalmente valorizzi le tante eccellenze che tutti i giorni fanno funzionare gli uffici, penalizzando al contempo nullafacenti ed assenteisti.

giovedì 13 novembre 2008

Stabilizzazioni nel pubblico impiego. Le novità di Brunetta



di Antonio Maglietta - 13 novembre 2008
maglietta@ragionpolitica.it

Secondo l'ultimo conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato, relativo al 2007, il numero dei dipendenti pubblici in Italia è pari ad un totale di 3.572.746. Rispetto agli anni precedenti si registra un calo sul totale degli impiegati pubblici: -0,72% rispetto al 2005 e -1,19% rispetto al 2006. Diminuiscono i lavoratori con contratto a tempo indeterminato (-0,68% rispetto al 2005 e -0,35% rispetto al 2006) e di contro aumentano quelli con contratto flessibile (116.804 nel 2007: +7,81% rispetto al 2005 e + 2,48% rispetto al 2006). Il personale stabilizzato nel 2007 (in base alla Finanziaria del governo Prodi), che nel conto annuale rientra nella voce «personale a tempo indeterminato» ed in parte in quella «lavoratori dipendenti con contratti flessibili», è pari a 10.982 unità. Poco rispetto alle enormi aspettative alimentate irresponsabilmente dalla propaganda di sinistra che - è bene ricordare - voleva far credere all'opinione pubblica che l'intervento normativo, come una bacchetta magica, avrebbe posto fine al precariato nel pubblico impiego.

Oggi, purtroppo, quella stessa propaganda attacca l'ottimo ministro Brunetta, reo di aver previsto solamente un anticipo di sei mesi del termine entro il quale procedere con le stabilizzazioni; termine che è stato posto proprio dal governo di centrosinistra. «Il ministro Brunetta nega il licenziamento di 60 mila lavoratori, definendo la nostra "cattiva e fuorviante informazione", ma il Ddl 1167, ora in discussione al Senato, è chiaro: le amministrazioni pubbliche, dal prossimo 30 giugno, dovranno fare a meno di 60 mila lavoratori precari», ha dichiarato il responsabile del dipartimento dei Settori Pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile. Fa bene Brunetta a definirla «cattiva e fuorviante informazione». Infatti il predecessore di Brunetta, l'ex ministro Nicolais, nella direttiva n. 5/2008, aveva prima candidamente ammesso il pasticcio fatto con la questione delle stabilizzazioni («Le disposizioni speciali in materia di "stabilizzazione" dettate dalla legge 26 dicembre 2006, n. 296 - legge finanziaria 2007 - derogando al principio costituzionale del concorso pubblico come modalità di accesso all'impiego nelle pubbliche amministrazioni, hanno segnato significativamente la normativa sul reclutamento ordinario del personale nelle amministrazioni pubbliche») e poi, a pagina 4, aveva chiarito che «la normativa in argomento ha carattere transitorio ed eccezionale». E' stato il governo di centrosinistra, con le sue Finanziarie, a circoscrivere agli anni 2008 e 2009 la possibilità di ammettere alle procedure di stabilizzazione il personale in possesso dei requisiti prescritti dalla legge. Senza contare, poi, che lo stesso governo ha coperto l'intervento con una somma risibile e comunque inadeguata rispetto all'impegno preso.

Cosa ha fatto, invece, il ministro Brunetta? Il disegno di legge citato dall'esponente della Cgil, grazie ad alcuni emendamenti inseriti nel passaggio del testo alla commissione Lavoro della Camera, prevede l'avvio di un monitoraggio capillare su tutte le tipologie di contratto a tempo determinato vigenti e le relative modalità di assunzione adottate dalle singole amministrazioni, nonché sul numero di vincitori di concorso in attesa di assunzione. Le amministrazioni, inoltre, dovranno comunicare al Dipartimento della Funzione Pubblica tali dati entro il mese di maggio (art. 7, comma 7 del ddl 1167 in discussione al Senato). Una eccellente disposizione, che va a sanare un grave errore commesso dal governo di centrosinistra, che aveva fatto la norma senza sapere nel dettaglio il numero dei possibili beneficiari (il personale con i requisiti di legge) e di coloro i quali rischiavano di essere scavalcati ed ulteriormente penalizzati (i vincitori di concorso in attesa di assunzione che, grazie ad un emendamento dell'onorevole Simone Baldelli inserito nel passaggio del testo in questione alla Camera, avranno priorità per l'assunzione rispetto al personale assunto a tempo determinato). Infatti, nel corso dell'audizione del 30 maggio 2007, l'allora ministro Nicolais, nell'ambito dei lavori della XI Commissione della Camera «Sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro», a precisa domanda, aveva risposto: «Il numero è difficile da definire, innanzitutto perché non tutti intendono il precariato allo stesso modo: molti si considerano precari all'interno della pubblica amministrazione anche se, ad esempio, hanno avuto un contratto a progetto di un anno».

Insomma, il centrosinistra, con le sue norme pasticciate, ha solo irresponsabilmente stabilizzato le aspettative dei precari, e non il loro posto di lavoro, e creato il caos nelle modalità di accesso al pubblico impiego, calpestando, tra le altre cose, su sua stessa indiretta ammissione certificata dalla citata direttiva n. 5/2008, l'articolo 97 della Costituzione, il quale recita chiaramente: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge».

martedì 27 maggio 2008

Pubblica Amministrazione: agire in una doppia direzione


di Antonio Maglietta - 27 maggio 2008

Fino a poco tempo fa, noi poveri cittadini eravamo abituati agli annunci roboanti dei ministri che si risolvevano miseramente in un nulla di fatto. Per carità, quasi sempre si trattava comunque di buoni propositi che poi però si scontravano con una serie di difficoltà reali. Lo schema era sempre lo stesso: il Ministro, all'inizio del mandato, elencava una serie di interventi per la modernizzazione del settore di competenza, seguiva un periodo di stasi dove le dichiarazioni sul «cosa fare» restavano sempre all'ordine del giorno mentre venivano a mancare clamorosamente quelle sul «cosa abbiamo fatto». Alla fine, però, ci si ritrovava sempre con un pugno di mosche in mano sul versante del «cosa abbiamo fatto» e, come contraltare, invece, con una clamorosa inflazione nelle dichiarazioni sul «cosa avremmo potuto fare ma non abbiamo fatto perché». Un vero e proprio fiume di parole che invadeva i media e le case degli italiani ma che alla fine dei conti non portavano ad alcuna azione concreta. Parole al vento.

Con l'avvento del nuovo governo il cambio di passo è stato evidente; poche chiacchiere e largo, invece, ai fatti e agli atti con raziocinio: prima la gestione e la risoluzione delle emergenze come i rifiuti, la sicurezza ed il lavoro e poi il resto. Nel resto, ma non per questo non indicata come una priorità per la modernizzazione del paese, ci sono gli interventi nell'ambito del pubblico impiego.

Finalmente, grazie al Ministro Renato Brunetta (http://www.innovazionepa.gov.it/ministro/ministrobrunetta/biografia.htm), qualcosa incomincia a muoversi. E' stato infatti un segnale importante la pubblicazione, sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione della retribuzione dei dirigenti della PA e dei tassi di assenza registrati nei Dipartimenti e nelle strutture collegate al Ministero. Un'operazione trasparenza che denota la volontà di creare uno spirito nuovo nelle relazioni tra Pa e cittadini partendo proprio sulla ricostruzione di quel rapporto che sembra essersi incrinato a causa di alcune criticità rilevate nell'ambito delle dinamiche relative all'attività della Pubblica Amministrazione.

Secondo il Dossier Cittadinanzattiva sul rapporto tra cittadini e P.A (presentato il 13 maggio scorso a Roma al convegno del Forum PA «Semplificazione e qualità della pubblica amministrazione: fatti, distanze e proposte», l'elemento caratterizzante della P.A. in Italia è la mancata risposta alle richieste di informazioni: che si tratti di ricevere un rimborso dal fisco, contestare una multa o chiedere un permesso di soggiorno poco cambia, il cittadino ha difficoltà a reperire le informazioni necessarie. Per ricevere, magari, cartelle pazze o informazioni che non richiede, come dimostra la vicenda delle dichiarazioni dei redditi online di questi giorni, esempio emblematico dello stato confusionale in cui versa la Pubblica Amministrazione italiana. Il risultato? Peggiorano nettamente i rapporti tra cittadini e P.A., sia a livello di amministrazione centrale che locale: nel 2007, su 100 lamentele in tema di servizi di pubblica utilità, il 21% riguardano la P.A. a fronte del 12% registrato nel 2006 e del 17% registrato nel 2005. A determinare questa inversione del trend, con un incremento di lamentele del 9% rispetto ad un anno fa, le frequenti violazioni del diritto all'informazione (riscontrate nel 31% dei casi) alla tutela (28%) e a servizi di qualità (20%). Seguono, violazioni del diritto alla trasparenza e alla sicurezza (6% ciascuno).

Bisogna, quindi, agire in una doppia direzione, fermo restando che sarà un lavoro duro e che non esistono bacchette magiche: ricostruire in maniera virtuosa gli ingranaggi dell'apparato statale, con un meccanismo meritocratico (anche salariale) in cui siano chiare e ben definite responsabilità e competenze e cercare di creare un clima di fiducia nell'opinione pubblica nei confronti della macchina statale e dei suoi dipendenti, con operazioni di trasparenza (come ad esempio potrebbe essere banalmente rispondere alle richieste informazioni) ed un lavoro efficiente nei confronti delle esigenze di cittadini ed imprese.

Antonio Maglietta
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