venerdì 7 marzo 2008

La balcanizzazione del Pd



di Antonio Maglietta - 7 marzo 2008

L'operazione «Isola dei Famosi» nella scelta dei candidati delle liste del Pd sta portando ad una vera e propria balcanizzazione della piattaforma programmatica del partito di Veltroni. I candidati del Pd, quelli che dovevano essere uno dei migliori biglietti da visita del nuovo soggetto, rappresentano tutto ed il contrario di tutto: un vero melting pot di storie, tradizioni e, soprattutto, idee profondamente discordanti tra loro. Oggi nella formazione politica guidata da Prodi e Veltroni non solo è possibile trovare per ogni candidato ed idea il loro perfetto opposto all'interno dello stesso partito, ma anche i candidati «foglie di fico» (quelli che dovrebbero far dimenticare agli italiani le sciagurate scelte di Romano Prodi e del suo governo).

Lavoro pubblico e privato: il governo Prodi, nei quasi due anni di attività, si è contraddistinto per le politiche di gestione del personale della Pubblica Amministrazione tendenti al rigonfiamento delle basse qualifiche professionali ed alla mortificazione degli asset dirigenziali. A livello locale, poi, una recente inchiesta giornalistica de Il Sole24 Ore ha assegnato le palme di leaders della classifica degli Enti locali con il maggior tasso di assenteismo tra i loro dipendenti a tre amministrazioni rette dal centrosinistra: il Comune di Roma, la Provincia di Brindisi e la Regione Lazio. La foglia di fico in questo caso si chiama Pietro Ichino, il giuslavorista dell'Università Statale di Milano, ex Cgil, padre mediatico della lotta al fenomeno della nullafacenza nel pubblico impiego, candidato nelle liste del Pd in Lombardia. Ma il professore è anche uno dei sostenitori dell'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E a questo punto viene spontaneo chiedersi: dove erano gli esponenti dei Ds e della Margherita, oggi uniti nel Pd, quando la Cgil fece lo sciopero generale nel 2002 proprio contro quello che oggi vorrebbe fare Ichino dalle file del partito di Veltroni? Con la Cgil. Dopo 6 anni Veltroni ed il suo partito hanno cambiato idea? Bene. Aspetteremo pazientemente che arrivi il mea culpa per le scelte passate.

Sicurezza sul lavoro: per un Matteo Colaninno, ex presidente dei giovani di Confindustria (organizzazione che in questi giorni, attraverso la sua dirigenza, si oppone duramente all'emanazione dei decreti attuativi della legge in materia di sicurezza sul lavoro - legge 3 agosto 2007, n. 123 - perché giudica la legge-delega troppo punitiva), c'è un Antonio Boccuzzi, l'unico operaio superstite del rogo delle acciaierie ThyssenKrupp a Torino del 6 dicembre scorso. Indipendentemente dal merito del contendere, come ha recentemente sottolineato Fausto Bertinotti, uno è di troppo.

Temi etici: i problemi del Partito Democratico in materia erano già grossi. Ma c'è stato il salto di qualità: ora sono diventati enormi e laceranti da quando nelle liste sono stati imbarcati anche i Radicali di Marco Pannella. Poi è arrivata anche la candidatura di Umberto Veronesi, noto non solo per la sua encomiabile attività professionale, ma anche per le sue posizioni a favore dell'eutanasia (Umberto Veronesi, Il diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza, Milano, 2005). Nel frattempo, forse per marcare le differenze, la teodem Paola Binetti scrive nel suo sito che nel suo personale programma c'è «la tutela della vita e della salute, dal concepimento fino alla morte naturale».

Dulcis in fundo, la delicata gestione mediatica, in campagna elettorale, del rapporto tra il Pd ed il governo Prodi: fino ad ora i maggiorenti del partito, compreso Veltroni, hanno tenuto una posizione morbida, con toni soft che promuovevano velatamente l'operato del Professore e, soprattutto, l'azione del viceministro Visco. Ma ecco che nell'ultima puntata di Ballarò Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e candidato «foglia di fico» di Veltroni per le relazioni industriali, ha sparato a zero sia su Prodi che su Visco («San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo», e sul viceministro dell'Economia: «Per carità di Dio, spero non lo ricandidino».

Il 26 gennaio scorso Walter Veltroni aveva dichiarato: «E' tempo della chiarezza, della governabilità, della serenità». Bene, allora storicamente non è il suo momento.

Antonio Maglietta

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