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martedì 9 novembre 2010

I fatti contro le parole al vento



di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it

martedì 09 novembre 2010

L'ottimo rapporto dell'ufficio studi della Confcommercio, pubblicato oggi, può essere utile per riportare la discussione politica su temi concreti. Secondo Confcommercio non è più possibile posticipare ulteriormente la riforma fiscale, la piena attuazione del federalismo, la ridefinizione del perimetro dell'output pubblico e quindi della relativa spesa, la riforma dell'istruzione e dell'università in particolare, la revisione del sistema di ammortizzatori sociali. Tranne che su quest'ultimo punto, il governo si è già mosso su tali temi e sarebbe utile per tutti confrontarsi proprio su questi punti, invece che perdere tempo con le chiacchiere o il fango.

Federalismo e riforma fiscale. Come annunciato dal ministro Tremonti, una volta approvati i decreti attuativi del federalismo fiscale il governo chiederà la delega per la riforma fiscale. La riforma è stata annunciata e si farà, ma è ovvio che un provvedimento così importante, per certi versi rivoluzionario, necessità di numeri certi, di dialogo con le parti sociali e di passaggi istituzionali. Il ministro dell'Economia ha già fatto sapere che ci saranno tre fasi: la raccolta di dati e la loro analisi, una legge delega in parlamento, una serie organica di decreti allegati. Oggi si contano 242 balzelli tra agevolazioni, detrazioni e deduzioni, con un costo complessivo di 142 miliardi. Si punterà sull'erosione di questa cifra per arrivare all'abbassamento delle aliquote. La priorità della riforma è la famiglia e l'obiettivo è di concentrare gli aiuti lasciando la scelta agli stessi nuclei di come allocare le risorse. I sostegni oggi non mancano, ma sono dispersi tra Fisco e Inps.

Riduzione degli oneri amministrativi. Questo tema, è bene ricordarlo, rappresenta uno dei pilastri della politica di «Better Regulation» promossa nell'ambito della Strategia di Lisbona. Con l'art. 25 della Legge 6 agosto 2008, n. 133, il Governo ha messo a regime il processo di misurazione e di riduzione degli oneri. Il piano di semplificazione amministrativa 2010-2012 presentato dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, al Consiglio dei ministri del 7 ottobre, ha come obiettivo di ridurre di almeno il 25%, entro il 2012, gli oneri gravanti sulle imprese, con un risparmio atteso di almeno 17 miliardi di euro l'anno. Il piano per tagliare i costi della burocrazia, liberando risorse per lo sviluppo e la competitività delle imprese, prevede il completamento delle attività di misurazione nelle materie di competenza statale, con una riduzione di oneri che nel 2011 comporterebbero un risparmio di 11,6 miliardi. A quest'attività si aggiunge l'estensione della misurazione degli oneri anche alle regioni e agli enti locali, per altri 5,3 miliardi di euro di risparmi attesi, cui va aggiunta la semplificazione mirata per le Pmi prevista dallo «Small business act».

Riforma dell'istruzione e dell'università in particolare. Il disegno di legge in materia è già stato licenziato dal Senato poco prima della pausa estiva, dopo una discussione durata più di 7 mesi, e ora è all'esame dell'altro ramo del parlamento. Dopo vent'anni di tentativi di riforme dell'università, il più delle volte effettuate in maniera discontinua e frammentaria, forse arriveremo ad averne una che abbia una visione d'insieme. Questa ipotesi di riforma ha il merito di avere come principi ispiratori principalmente il merito e la responsabilità e di affrontare temi strategici per lo sviluppo del sistema universitario quali il governo e la struttura degli atenei (titolo I), la valorizzazione del merito di studenti e docenti, la valutazione e la responsabilizzazione degli atenei, i meccanismi di finanziamento del sistema universitario (titolo II), lo stato giuridico di docenti e ricercatori, il reclutamento, i contratti di insegnamento e ricerca (titolo III).

Ammortizzatori sociali. Secondo Confcommercio il basso tasso di disoccupazione italiano è dovuto al fatto che l'alta protezione dei posti di lavoro compensa la bassa partecipazione al mercato del lavoro. Quindi, in questa situazione, qualora non fosse rifinanziata la Cig in deroga, si avrebbe un effetto negativo immediato sul tasso di disoccupazione. Proprio a tal riguardo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha affermato con chiarezza che il governo prorogherà la cassa integrazione in deroga e gli altri strumenti di protezione per tutto il 2011 con un provvedimento che sarà adottato alla fine dell'anno. Detto questo, la vera sfida non potrà che essere quella di stimolare il tasso di attività attraverso l'implementazione dei canali di ingresso nel mercato del lavoro che, in un Paese civile, non possono essere più strettamente legati, come avviene oggi nella maggior parte dei casi, all'appartenenza famigliare o alla conoscenza giusta.

Questi sono alcuni dei temi sui quali è necessario confrontarsi. Troppo spesso il fango gettato nell'agone ha impantanato la dialettica politica su questioni che nulla hanno a che vedere con il futuro del nostro Paese. Chi ha qualcosa da dire su cose concrete come il federalismo, la riforma fiscale, la riduzione degli oneri amministrativi, la riforma dell'istruzione, gli ammortizzatori sociali, le dinamiche occupazionali, la famiglia e quant'altro, lo faccia. Chi ha voglia ancora di giocare alla lotta nel fango, invece, abbia almeno il buon gusto di non gettarlo addosso a tutto e a tutti. Qualora le persone che si contrappongono oggi all'azione del governo non avanzassero su questi temi alcuna proposta alternativa, fatta di analisi e cifre, ma si limitassero a criticare per distruggere tutto o, peggio ancora, a gettare fango per tentare di impantanare gli avversari politici, vorrà dire che non avranno niente da dire sul futuro dell'Italia. Le parole al vento servono anche per coprire questa evidente mancanza di idee concrete.

mercoledì 30 gennaio 2008

Università italiana: no al Papa, sì a Lenin



di Antonio Maglietta - 29 gennaio 2008

Pensavamo di averle viste tutte dopo le polemiche sulla vicenda della mancata partecipazione del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università La Sapienza di Roma. Ed invece no. Lunedì il rettore dell'Università della Basilicata, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, prima replica a Il Giornale, poi ironizza su Berlusconi, infine cita una poesia di Lenin: è il mix che fa esplodere la protesta dei politici del centrodestra della Regione lucana. «Non potevamo avallare le sue parole», ha spiegato il senatore di An e sindaco di Matera, Emilio Nicola Buccico, che lunedì mattina ha abbandonato la cerimonia per protesta, assieme al senatore azzurro Vincenzo Taddei e al capogruppo alla Regione di Forza Italia, Cosimo Latronico.

Quella che la CdL ha definito «l'ennesima caduta di stile» del rettore Antonio Tamburro ha avuto come prologo il rilievo mosso sulla classifica degli atenei italiani fatta dal quotidiano di Mario Giordano, che piazza quello lucano tra gli ultimi posti in classifica: «Siamo stati inseriti tra gli ultimi, tra le università "rosse" - ha commentato Tamburro - senza che sia stato citato un solo dato». Quindi è stata la volta dell'«amarezza» per la caduta del governo Prodi: «Questo è l'inverno del nostro scontento - ha chiosato il rettore, mentre gli altoparlanti diffondevano il Valse Triste di Sibelius - perché oggi doveva essere firmato un accordo trilaterale che istituiva tre centri di ricerca di alto livello; cosa che, purtroppo, non avverrà, essendo il governo ormai condannato all'ordinaria amministrazione». Il pensiero di Tamburro, non proprio amichevole, è andato anche agli anni di governo di Berlusconi: «Il presidente Berlusconi cosa ha fatto durante il suo premierato? E allora... "Che fare"? E' il titolo di un famoso saggio di Lenin - ha ricordato Tamburro - che è diventato un classico». A questo punto gli esponenti del centrodestra, giudicata colma la misura, hanno deciso di lasciare la sala, mentre il rettore commentava: «Se siamo arrivati al punto che non possiamo più citare neanche la letteratura...».

Il commento, durissimo, del centrodestra è arrivato nel pomeriggio: nell'esprimere indignazione per l'accaduto, il coordinatore regionale di Forza Italia Viceconte accusa il rettore di aver «oltrepassato ogni limite con un discorso più consono al clima carnevalesco che al ruolo importante e fondamentale che dovrebbe tenere quale mentore dell'Università di Basilicata». Riprovazione, poi, da parte della CdL, per le frasi «sull'ombra oscura e triste che arriverebbe con le nuove elezioni e l'eventuale vittoria del centrodestra», per gli attacchi «diretti e inopinati» nei confronti di Berlusconi, e per «la musica a requiem, come se si fosse in un teatro e non in una università». «Un discorso politico e di cattivo gusto che non ha rispetto del ruolo che questo signore ricopre - sottolinea Taddei - e che ha suscitato imbarazzo e vergogna nell'intera assemblea. La superficialità di Tamburro, per la verità non nuovo a queste uscite, è assolutamente indecente. Un rettore dovrebbe pensare ai problemi reali dei giovani, a quelli di un ateneo che non fa nulla contro l'emigrazione giovanile, ad un polo di formazione e istruzione che da tempo non riesce a decollare e che - insiste il senatore azzurro - con questi signori ai vertici stenterà a diventare un volano per lo sviluppo e per la guida dei nostri giovani. La nostra regione ha problemi enormi di spopolamento, la ricerca annaspa e non è assolutamente raccordata al mondo produttivo: queste sono le problematiche che il signor Tamburro dovrebbe affrontare e magari pensare di risolvere».

Bisogna aggiungere che il rettore fa l'ingenuo rivendicando la libertà di citare l'opera di Lenin Che fare?. Infatti non stiamo parlando di un qualsiasi scritto, ma del saggio che delinea in modo sistematico la sua teoria dell'organizzazione e la strategia del partito rivoluzionario del proletariato. Insomma, qualcosa da maneggiare con le molle, soprattutto alla luce delle polemiche sul simbolismo invocato dai professori della Sapienza che polemizzavano con il rettore dell'ateneo romano per l'invito fatto al Papa in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico. In Italia siamo arrivati al paradosso che nelle nostre università, all'apertura dell'anno accademico, Lenin può parlare (attraverso le sue opere) e il Papa no.

Antonio Maglietta
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