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lunedì 19 novembre 2007

La Finanziaria 2008 e i precari del pubblico impiego


di Antonio Maglietta - 17 novembre 2007

La Finanziaria 2008, dopo l'approvazione al Senato, passerà alla Camera. Durante il dibattito a Palazzo Madama è stato chiaro l'imbarazzo di molti moderati del centrosinistra nel votare sì ad alcuni articoli molto discutibili come, ad esempio, l'articolo 93 sulle norme in materia di reclutamento nel pubblico impiego. Il nucleo del citato articolo riguarda, soprattutto, alcune modifiche all'impianto della Finanziaria 2007 sulla sanatoria dei precari del pubblico impiego. E' stato pubblicizzato come un successo epocale l'aver previsto che i precari reclutati nella Pubblica Amministrazione, senza aver superato un concorso, ora avranno l'obbligo di farne uno qualora beneficiassero delle procedure di stabilizzazione, dimenticando però, colpevolmente, che senza la previsione di alcuna procedura selettiva, le norme sulle stabilizzazioni, come già asserito fin da subito da esponenti di Forza Italia, con riferimento alla Finanziaria 2007, sono palesemente incostituzionali. Infatti la sentenza n. 205 del 2004 della Corte Costituzionale sancisce che: «Anche in regime di impiego pubblico privatizzato, infatti, il collocamento in ruolo costituisce la modalità attraverso la quale si realizza l'inserimento stabile dell'impiegato in un posto della pianta organica di una pubblica amministrazione, cosicché la garanzia del concorso pubblico non può che riguardare anche l'ipotesi di mera trasformazione di un rapporto contrattuale a tempo indeterminato in rapporto di ruolo, allorché - come si è detto - l'accesso al suddetto rapporto non di ruolo non sia a sua volta avvenuto mediante una procedura concorsuale».
Ma le criticità dell'articolo 93 della Finanziaria 2008 non finiscono qui. Ad esempio si sposta alla data del 28 settembre 2007, differendola di un anno, il limite temporale prima del quale la stipula del contratto a tempo determinato permette l'acquisto, da parte del lavoratore, del beneficio di poter accedere alle procedure di stabilizzazione. In pratica, un dipendente pubblico che ha stipulato un contratto a tempo determinato, ad esempio, alla data del 27 settembre di quest'anno, si ritroverà l'impropria patente di «precario» in tasca, con solo qualche mese di anzianità lavorativa alle spalle, e la possibilità di venire stabilizzato secondo il combinato disposto Finanziaria 2007 e 2008. Una vera e propria presa in giro nei confronti dei precari storici con tanti anni di anzianità di servizio sul groppone. La formulazione dell'articolo, così come è, determinerà con tutta probabilità anche un pericoloso aumento del contenzioso con le pubbliche amministrazioni, con grave danno alle casse dello Stato. Infatti, a dispetto di un fondo esiguo (60 milioni di euro in tre anni - 20 milioni ogni anno - che si aggiungono ai 50 milioni già stanziati con la manovra 2007), con il quale sarebbero possibili solo 2/3000 stabilizzazioni, si promette il «paradiso» del posto fisso ad una potenziale platea di circa 120.000 impiegati pubblici con contratto a tempo determinato.
Insomma, dopo aver cestinato il criterio del merito, dimenticando la questione aperta dei vincitori di concorso e degli idonei non assunti, il governo sta affrontando la questione «precari del pubblico impiego» con la sindrome «dottor Jeckyll e Mr. Hyde». Infatti, si traveste da buon dottor Jeckyll quando promette il paradiso del posto fisso a circa 120.000 impiegati pubblici con contratto a tempo determinato, salvo poi assumere le sembianze del cattivo Mr. Hyde quando finanzia l'operazione con una mancia caritatevole e misericordiosa di 110 milioni di euro che in realtà ne stabilizzerebbe solo 2/3000. La «doppia faccia» è tanto paradossale quanto drammatica se si pensa che alcune persone, dopo la promessa del posto fisso, si ritroveranno con un pugno di mosche in mano. Non sarebbe stato meglio non illudere la gente e dire, sin da subito, che i soldi per le stabilizzazioni non ci sono? Invece no. Abbiamo assistito alla vittoria della demagogia dell'area comunista/antagonista del centrosinistra che non ha perso tempo nell'esprimere la propria soddisfazione: «E' una grande vittoria di tutta la sinistra» hanno affermato i capigruppo al Senato di Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e Comunisti Italiani, - Russo Spena, Salvi e Palermi. «Abbiamo lavorato su questo articolo e ai suoi successivi emendamenti insieme, con grande fatica e impegno comuni, avendo individuato in questo obiettivo di civiltà uno dei principali punti di avanzamento sociale che la Finanziaria ci avrebbe consentito di fare». E ancora: «Un passo importante per la lotta al precariato che si aggiunge alle prime misure approvate già dall'altr'anno e che, dopo le prime vittorie nel settore pubblico, dovrà estendersi anche al settore privato». L'avvertimento è chiaro.
Dopo la vittoria nel pubblico impiego, ora tocca al settore privato e, quindi, l'attenzione si sposta sul disegno di legge che recepisce il protocollo sul welfare del 23 luglio scorso, ora in discussione in commissione Lavoro alla Camera. Su questo provvedimento, la spaccatura tra moderati e comunisti/antagonisti è profonda e nessuna delle due parti si può permettere di cedere all'altra perché la posta in gioco è altissima: la dignità politica ed il consenso elettorale, in breve l'esistenza stessa di queste formazioni politiche. I moderati non possono cedere perché la loro linea è stata già sonoramente sconfitta al Senato, mentre l'area comunista/antagonista non può permettersi di non portare a casa l'abolizione del job on call, messo da sempre sotto accusa come classico esempio di lavoro precarizzante, o l'abolizione del tetto sui lavori usuranti, che però farebbe saltare la copertura finanziaria del provvedimento, oltre a provocare un considerevole aumento della spesa pubblica. Tuttavia l'intesa, quando ci sono di mezzo le poltrone del potere, è sempre possibile, ma è pure vero, però, che sarebbe un accordo talmente al ribasso che sancirlo porterebbe più guasti nel lungo periodo (in termini di consensi nel proprio elettorato) della scelta, invece, di far saltare il banco e quindi l'intero accordo politico sul welfare.

Antonio Maglietta

domenica 11 novembre 2007

Concorsi pubblici e meritocrazia


di Antonio Maglietta - 10 novembre 2007

Per i precari della pubblica amministrazione, secondo il Ministro per le riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais, «non esiste alcuna sanatoria. Esiste - ha chiarito il Ministro a margine di un incontro al Com-Pa di Bologna - un sistema che era già previsto nella precedente legge Finanziaria secondo cui tutti coloro che avevano fatto un concorso e che erano a tempo determinato da almeno tre anni, potevano essere assunti in servizio. Ne abbiamo - ha specificato Nicolais - già assunti circa 10mila a livello centrale e un numero non ben definito a livello periferico». Nicolais ha poi ricordato che è stato presentato, quest'anno, un emendamento in cui si continua questo processo anche pensando a «una possibilità per coloro che hanno un contratto coordinato e continuativo di avere la possibilità di utilizzare questa loro esperienza come elemento preferenziale per la partecipazione ai concorsi della pubblica amministrazione». «Nella pubblica amministrazione - ha sottolineato e concluso il Ministro - si entra per concorso rigoroso e cerchiamo di mantenere questo indirizzo».

Ma verrebbe da chiedersi: perché, allora, proprio coloro che hanno già vinto (i vincitori) o superato (gli idonei) un concorso non vengono assunti e continuano ad essere relegati nel dimenticatoio dal governo di centrosinistra? Perché non si traducono in interventi operativi gli impegni presi in Parlamento con la mozione Baldelli (n. 1/00137), nonostante siano passati oramai quasi sette mesi dall'accoglimento del dispositivo che impegna il governo: «ad adottare iniziative urgenti per prevedere anche l'assunzione dei vincitori e degli idonei dei concorsi pubblici, con riferimento alle graduatorie ancora in vigore coniugandola con il processo di stabilizzazione». Stiamo parlando di circa 140.000 giovani che hanno dimostrato, attraverso il superamento di una prova selettiva aperta, di meritare l'assunzione nella Pubblica Amministrazione. Si tratta di gente giovane e preparata e spesso altamente qualificata; in pratica stiamo parlando di una parte di quelle famose eccellenze professionali che spesso si evocano quando si discetta di modernizzazione e del futuro del nostro Paese.

Lasciare questi giovani nell'incertezza e nel dubbio di non essere mai assunti è degno di un Paese civile? E' facile parlare di meritocrazia nei convegni e nei comizi; quello che conta è la prova dei fatti e, in tema di reclutamento dei dipendenti pubblici, il governo di centrosinistra ha dimostrato di voler mortificare il criterio del merito. Purtroppo, in una situazione in cui il traballante governo Prodi è alla ricerca famelica di facili consensi nell'opinione pubblica, questi giovani sono penalizzati anche dal loro scarso appeal elettorale dovuto all'esiguità dei numeri: sono meno della metà del numero dei potenziali precari stabilizzabili con la Finanziaria 2007. Ma è un governo serio quello che inquadra i problemi del Paese nella sola ottica del consenso elettorale? Certamente no.

Le dinamiche relative al pubblico impiego non sono questioni marginali e la pantomima del governo sulla mancata assunzione di gente preparata e qualificata, come lo sono i vincitori e gli idonei dei concorsi, non è un dato di fatto senza conseguenza. L'apparato dello Stato ha bisogno di quei profili professionali per funzionare al meglio e per fornire servizi di alto livello a persone ed imprese. Nell'epoca del mercato globale, il buon andamento della Pubblica Amministrazione non è solo un importante principio dettato dalla Costituzione, ma è anche, e soprattutto, una questione essenziale nell'ambito della vita economica del Paese. Invece, ed è sotto gli occhi di tutti, con questo centrosinistra al governo la Pubblica Amministrazione nostrana viene continuamente mortificata e trattata solo come un ammortizzatore sociale ed un ufficio di collocamento di basse qualifiche professionali.

Antonio Maglietta
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